In Italia, il disturbo dello spettro autistico (ASD) colpisce circa 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni, come evidenziato da recenti dati dell'Istituto Superiore di Sanità. Questo si traduce in circa 110.000 bambini, ma le stime totali arrivano fino a 150.000-200.000 includendo gli adulti e i casi non ufficialmente diagnosticati. Questo panorama mette in luce le significative sfide che il sistema sanitario italiano deve affrontare per rispondere adeguatamente alle esigenze di questi individui.
In confronto agli Stati Uniti, dove la prevalenza dell'autismo è di 1 su 36, l'Italia deve fare i conti con vari ostacoli che complicano la diagnosi e l'accesso alle cure adeguate. Tra questi, spiccano i tempi estremamente lunghi per ottenere una diagnosi e la disomogeneità dei servizi terapeutici a livello regionale. Questa disomogeneità crea disparità significative nelle possibilità di trattamento tra le diverse aree del Paese, impattando le famiglie in maniera diversa a seconda della regione in cui vivono.
Gli esperti sottolineano l'importanza cruciale di riconoscere precocemente i segnali d'allarme dell'autismo nei bambini. Tra questi, si evidenziano difficoltà nella comunicazione, ritardi nel linguaggio e sensibilità eccessiva agli stimoli sensoriali. Riconoscere questi sintomi permette di intervenire tempestivamente, aumentando le probabilità di migliorare la qualità della vita dei bambini con ASD attraverso terapie adeguate e mirate.
La Giornata Mondiale dell'Autismo del 2025 rappresenta un'ulteriore occasione per richiamare l'attenzione sulla necessità di migliorare l'inclusione sociale e la formazione degli operatori sanitari. Un intervento precoce e adeguato non solo favorisce lo sviluppo delle competenze dei bambini, ma è essenziale per garantire loro una piena partecipazione nella società.
A dispetto dei progressi compiuti nella sensibilizzazione sul tema dell'autismo, restano molte criticità. La disponibilità di terapie comportamentali e occupazionali è spesso limitata e disuguale, creando una situazione in cui le famiglie devono affrontare ostacoli burocratici e logistici per ottenere le cure necessarie. La variabilità nell'accesso ai servizi tra Nord e Sud Italia rimane una questione irrisolta, aggravata dalla carenza di personale sanitario specificamente formato per gestire questi casi.
L'appello degli esperti è verso un miglioramento concreto della formazione degli operatori sanitari, affinché possano riconoscere e gestire adeguatamente i sintomi dell'autismo, e una riorganizzazione dei servizi che permetta a tutte le famiglie di avere accesso alle migliori cure possibili, a prescindere dalla loro località di residenza.
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