Quanto è intimidatorio Roger Federer?

Quanto è intimidatorio Roger Federer? nov, 28 2025 -0 Commenti

Quando Roger Federer entra in campo, il silenzio non è solo rispetto. È qualcosa di più profondo. È come se il tempo si fermasse un attimo, e tutti - giocatori, tifosi, arbitri - sappiano di stare davanti a qualcosa di raro. Non è solo il suo colpo al rovescio, né il suo servizio perfetto. È la calma. Quella calma che sembra dire: non ho bisogno di gridare per vincere.

La calma che spaventa

Non è un caso che molti avversari dicano di sentirsi “annullati” da Federer. Non perché lui li insulta o li guarda male. Al contrario. Lui sorride, fa cenno con la testa, saluta l’arbitro con educazione. Ma proprio questa compostezza è l’arma più potente. Mentre altri giocatori fanno rumore, si arrabbiano, picchiano la racchetta, Federer sembra essere altrove. Come se il campo fosse il suo salotto. E quando un avversario vede che non puoi farlo uscire di testa, comincia a dubitare di sé stesso.

Nel 2009, durante la finale di Wimbledon contro Andy Roddick, Roddick aveva appena perso il set in un tie-break. Era esausto, frustrato. Federer, invece, si sedette sulla panchina, si asciugò la fronte con un asciugamano, bevve un sorso d’acqua e guardò il pubblico come se stesse godendo di un concerto. Non c’era arroganza. C’era solo serenità. E quella serenità, per un giocatore sotto pressione, è più spaventosa di qualsiasi urlo.

La reputazione che precede

Prima ancora di mettere piede sul campo, Federer aveva già vinto 10 Grand Slam. Aveva battuto tutti i grandi: Agassi, Sampras, Nadal, Djokovic. Era l’unico a vincere su tutte le superfici: terra, erba, cemento. E non lo faceva con la forza bruta, ma con l’eleganza. Questo ha creato un mito. Un mito che non ha bisogno di parole. Un mito che fa sentire i nuovi arrivati come se stessero affrontando un’icona, non un avversario.

Quando un ragazzo di 18 anni si trova di fronte a Federer al primo turno di un Masters 1000, non sta lottando per vincere un match. Sta lottando per non scomparire. Per non diventare una nota a piè di pagina. Per non essere ricordato solo come “quello che ha perso contro Federer”. E questa pressione psicologica, invisibile ma reale, è parte del suo potere.

Il modo di giocare che non lascia spazio alla rabbia

Federer non ti dà mai un momento per arrabbiarti. Non ti fa perdere la pazienza con colpi sporchi, con gesti provocatori, con litigi con l’arbitro. Lui vince con precisione, con variazione, con intelligenza. Ti fa pensare: “Se solo avessi fatto quel dritto un po’ più profondo…”. Ma non ti dà mai un motivo per urlare. E quando non puoi scaricare la tensione, la tensione diventa tua.

Nel 2017, al Roland Garros, Dominic Thiem, uno dei giocatori più fisici e violenti del circuito, disse dopo la sconfitta: “Ho combattuto per tre ore. Ho fatto tutto quello che potevo. Ma lui non ha mai sbagliato un passo. Non mi ha dato nemmeno un punto da urlare”. Thiem non era debole. Era un campione. Eppure, Federer lo aveva sconfitto senza mai alzare la voce.

Federer on bench drinking water during Wimbledon final, opponent visibly tense, oil painting style.

La differenza tra intimidire e dominare

Non tutti i grandi giocatori sono intimidatori. Nadal urla, batte i piedi, fa rumore. Djokovic ha occhi che sembrano vedere dentro di te. Ma Federer? Lui non ha bisogno di fare niente. La sua presenza è sufficiente. È come un maestro di arti marziali che non colpisce mai, ma tutti sanno che potrebbe farlo in un attimo.

Le statistiche lo dicono: ha vinto 20 Grand Slam, 103 titoli ATP, ha passato 310 settimane al numero uno. Ma i numeri non spiegano tutto. C’è qualcosa di più sottile: il modo in cui gli avversari lo guardano prima del match. Il modo in cui si preparano. Il modo in cui respirano. Alcuni lo fanno con rispetto. Altri, con paura.

La leggenda che non si è mai persa

Anche dopo il ritiro, Federer non è scomparso. I giovani giocatori lo guardano ancora come un modello. Non perché ha vinto di più. Ma perché ha vinto senza perdere sé stesso. Ha mantenuto la calma in mezzo al caos. Ha trattato tutti con dignità. Ha fatto il suo lavoro con grazia. E questo, in uno sport dove la pressione è ossessiva, è diventato il suo marchio più potente.

Quando Jannik Sinner ha vinto il suo primo Masters a Miami nel 2024, ha detto in un’intervista: “Ho guardato Federer da bambino. Non volevo essere come lui. Volevo essere come lui quando giocava. Calmo. Sicuro. Senza bisogno di dimostrare niente”. Non è un caso che Sinner, oggi tra i migliori al mondo, abbia scelto proprio quella serenità come modello.

Minimalist Swiss clock above tennis court, shadowy players around it, symbolizing silent dominance.

Perché non tutti lo trovano intimidatorio

Non tutti lo vedono così. Alcuni dicono che è troppo educato, troppo “perfetto”. Che manca di passione. Ma chi lo pensa, non ha mai giocato contro di lui. Perché quando ti trovi di fronte a Federer, non stai affrontando un uomo. Stai affrontando un’idea. L’idea che il talento, la disciplina e la calma possono essere più potenti della rabbia, del rumore, della forza bruta.

È come guardare un orologio svizzero. Non fa rumore. Non si rompe. Eppure, è il più preciso di tutti. E quando lo guardi, ti chiedi: “Come fa a essere così perfetto?”.

La vera intimidazione

La vera intimidazione non è gridare. Non è minacciare. Non è fare gesti. La vera intimidazione è essere così bravo, così coerente, così calmo, che l’avversario comincia a perdere prima ancora che il primo punto venga servito.

Federer non ha mai bisogno di dire: “Ti batterò”. Lui semplicemente gioca. E quando lo fa, tutti sanno che ha già vinto.

Perché Roger Federer è considerato più intimidatorio di Nadal o Djokovic?

Nadal e Djokovic intimidiscono con l’intensità: urla, gesti, occhi che sembrano fissarti dentro. Federer intimidisce con la calma. Non ti dà nessun punto per arrabbiarti. Non ti fa perdere la testa. Ti fa sentire che non puoi vincere, non perché è più forte, ma perché non riesci a entrare nel suo ritmo. È come combattere contro un’ombra che non si muove mai.

Federer ha mai perso la pazienza in campo?

Raramente. Ci sono pochissimi momenti nella sua carriera in cui ha perso il controllo. Uno dei pochi è stato nel 2005 a Indian Wells, quando ha rotto la racchetta dopo un errore. Ma è stato un’eccezione. Per tutta la sua carriera, ha mantenuto un autocontrollo quasi perfetto. Questo lo ha reso unico. Gli avversari sapevano che non potevano usare la rabbia come arma.

I giovani giocatori di oggi lo ammirano per questo?

Sì. Giocatori come Sinner, Alcaraz e Rune hanno detto più volte che vogliono imitare la sua presenza, non solo il suo gioco. Vogliono essere calmi sotto pressione. Vogliono vincere senza urlare. Vogliono essere rispettati, non temuti. Federer ha cambiato cosa significa essere un campione: non è più solo vincere, ma farlo con dignità.

Ha mai avuto un avversario che non era intimidito da lui?

Raramente. Nadal ha vinto contro di lui in molte occasioni, ma ha detto più volte che Federer è il giocatore più difficile da affrontare mentalmente. Djokovic, pur essendo il suo principale rivale, ha detto che Federer è l’unico che gli ha fatto sentire “meno” prima di un match. Anche chi lo ha battuto, lo ha sempre riconosciuto come una forza superiore, non solo tecnica, ma psicologica.

Cosa ha cambiato nel tennis grazie a Federer?

Ha dimostrato che si può vincere senza essere il più forte fisicamente. Ha reso popolare il gioco offensivo su tutte le superfici. Ha reso elegante il tennis. E ha mostrato che la leadership non ha bisogno di rumore. Oggi, i migliori giocatori non cercano solo di colpire più forte: cercano di controllare il ritmo, la mente e l’atmosfera. Federer ha inventato un nuovo modo di essere campione.